La missione, ambientata in Cecenia durante la ritirata delle truppe russe, consisteva nel neutralizzare alcuni nidi di mortaio ceceni per coprire, appunto, la ritirata delle colonne corazzate.


Gli ordini di missione sono stati molto semplici:


“Assaltare e rendere inutilizzabili alcuni nidi di mortaio.


Queste postazioni sono molto piccole, abbiamo la certezza che si spostano di continuo e per questo motivo che è gia presente sul campo una piccola unità EW munita di radiogoniometro per triangolare le comunicazioni tra le postazioni.


Dovrete racarvi presso la postazione avanzata di guerra elettronica in territorio controllato dalle truppe irregolari cecene, li i trasmettitori del nostro reparto vi comunicheranno le coordinate per raggiungere le postazioni di mortaio da assaltare.




Da qui, due ore di percorso senza pause, sempre all’erta, caratterizzato da imprevisti e situazioni da risolvere con sangue freddo.




La squadra, si è trovata immediatamente dopo la partenza a dover tagliare un filo spinato con una cesoia sotto il tiro di un cecchino per poi recarsi al bunker dei radiogoniometristi, dove la aspettava una brutta sorpresa: l’avamposto era stato colpito duramente dalle garante dei mortai ed era sotto attacco dei separatisti ceceni. Il team doveva quindi, dopo un piccolo briefing di un superstite ferito, recuperare il radiogoniometro e ottenere le coordinate sotto il fuoco di un’imponente attacco nemico.


Coordinate alla mano si giungeva a due nidi di mortaio, dove è stata aggiunta una prova di cartografia, bisognava colpire con un mortaio un obiettivo a valle calcolando distanza e azimut e agendo con una procedura “reale”: calcolare il tiro, inserire la granata e infine far saltare il mortaio.




Passati questi obiettivi, cominciava l’ esfiltrazione , ma non era ancora finita!


In una piana a un centinaio di metri dalla fine c’è una contraerea e gli ordini erano chiari “neutralizzare tutti gli apparati offensivi nemici”.


Da lì l’ultima galoppata fino al recupero aereo, naturalmente attraverso un campo minato con le nostre famose mine col sensore al mercurio.




All’arrivo, si è tenuto immediatamente un debriefing sull’operazione e son stati distribuiti panini e bibite ai partecipanti.


Anche se il clima non è stato dei migliori (nebbia e pioggia han contribuito alla coreografia, sembrava veramente di essere nelle montagne della Cecenia!!!), i clubs partecipanti si sono divertiti e non si sono rilevate gravi scorrettezze.




Noi Dark Hawk ringraziamo con tutto il cuore i club che ci hanno dedicato tempo e fiducia, speriamo di avervi regalato delle emozioni e soprattutto una bella gara.


Un grosso grazie anche all’ 11^ Gracco Jouf di Maniago per la collaborazione e per aver fornito i secondi arbitri.


Non posso, infine, non ringraziare anche tutti i Dark Hawk per l’impegno e la serietà dimostrata nel organizzare il torneo.




  Lobo


Dark Hawk G.S.A. Vittorio Veneto

Solitamente, nei tornei di pattuglia, si tende a impersonare i team partecipanti in qualche corpo speciale con missioni complicate e chirurgiche della serie “salviamo il mondo intero!”.


Noi Dark Hawk, abbiamo voluto (come nella precedente edizione) creare una situazione un pochino diversa, il team che si partecipava a “Operazione Matrioska” doveva trovarsi in una situazione reale di una comune squadra di fanteria, con reali compiti da fanteria, volevamo che i partecipanti sentissero lo stress da combattimento e che dovessero usare il cervello, più che i fucili.

Anche quest’anno l’attenzione ai particolari è stata impeccabile, una cura maniacale della coreografia, un sito interamente dedicato (parallelo al nostro sito ufficiale www.darkhawk.it) e un video introduttivo più lungo e completo che nell’edizione dell’anno scorso.


La formula della gara è stata a percorso itinerante fisso, come l’anno scorso c’erano dei waypoints da raggiungere ma con in più col fatto di doversi calcolare il road book da soli, veniva fornita una cartina 1:5000 e una lista delle coordinate del WP, e neanche tutte, la maggior parte veniva consegnata a un quarto del percorso. Naturalmente, per il club con una minor preparazione tecnica, era possibile rinunciare alla cartografia e completare il torneo con un road book già compilato.


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